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FORMULA 1 | GP AUSTRIA 2026 | Russel, le mie colline

by Massimiliano Franchetto
Formula 1 | GP Austria 2026 | George Russel

FORMULA 1 | GP AUSTRIA 2026 George Russell vince il GP d’Austria 2026, disputatosi sul veloce tracciato di Zeltweg, nei pressi di Spielberg, tornando così sul gradino più alto del podio dopo il successo di inizio stagione a Melbourne. L’inglese della Mercedes, apparso finalmente in grande spolvero, ha indubbiamente dominato la gara, precedendo Verstappen e Antonelli, tuttavia resta l’ombra del modo discutibile con cui si è portato a casa la pole position al sabato, ignorando la bandiera gialla provocata dalla rovinosa uscita di pista di Verstappen e creando così un precedente pericoloso. Giorgione ha tenuto giù il piede con una vettura ferma nella ghiaia, Antonelli, correttamente, volendo, anche un po’ ingenuamente no, perdendo quindi la possibilità di scattare almeno dalla prima fila. Il golden boy di Toto Wolff ha comunque tirato fuori un ritmo incredibile nella seconda parte di gara, dopo un primo giro non impeccabile, che l’ha visto commettere diversi errori, oltre a fare a sportellate con Leclerc. Arrivare sul gradino più basso del podio, in ottica campionato, gli ha permesso di limitare i danni, ben sapendo di avere tra le mani una monoposto vincente e l’aver spesso bastonato il suo compagno di team, a prescindere da ciò che è accaduto sabato e dal fatto che Russell sia apparso psicologicamente ritrovato, ha dato al bolognese una consapevolezza del proprio potenziale che pochi si aspettavano. Quali rimedi abbia usato Russell non ci è dato di saperlo, tuttavia il solo fatto di non essersi mai lamentato per tutto il weekend è di per sé un record, che ci fa sperare sia guarito da quell’odiosa “sindrome di Reutemann” che lo ha attanagliato negli ultimi tempi e che pertanto sia in grado di esprimere al meglio il suo potenziale nella lotta al titolo. Però, considerando che il suo principale avversario rimane Antonelli,  siamo certi che Toto Wolff abbia già ordinato massicce dosi di ansiolitici, oltre a contattare un bravo cardiologo. Ne vedremo delle belle…

La vera delusione di questo GP è stata la Ferrari. Su una pista “di motore”, le rosse hanno palesato tutti i loro limiti, penalizzando fortemente sia Hamilton che Leclerc, al punto che, paradossalmente, dalla telemetria si è potuto evincere che il campione inglese, pur frenando sistematicamente più tardi degli avversari, perdeva quasi venti chilometri orari di velocità massima in rettilineo e nemmeno tentare una strategia diversificata, montando le gomme morbide nella seconda sosta, gli ha impedito di fare il passo del gambero, vanificando in tal modo una buona qualifica. Sir Lewis chiuderà quinto, dietro anche ad un sempre più incolore Piastri, mentre il monegasco, a prescindere dai suoi fantasmi, finirà addirittura ottavo sotto la bandiera a scacchi, preceduto da un convincente Hadjar con l’altra Red Bull e da un Norris mai stato in gara.

Si è parlato molto della bontà degli aggiornamenti aerodinamici della Ferrari, tuttavia, se il pacchetto telaio-ali-sospensioni è apparso riuscito sin dall’inizio, prova ne sia la “gentilezza” della SF26 con gli pneumatici, la sensazione è che a Maranello si debba lavorare più su un campo che ha sempre rappresentato l’eccellenza per le rosse, ovvero il motore, pardon, la power unit e sul modo in cui scarica l’energia, magari incastrandolo meglio con il layout di ogni singola pista. Tutto ciò a prescindere dalla pletora di argomenti di cui si è discusso in questi giorni sull’Aduo e tutto il resto: una decina di cavalli in più potrebbero davvero diventare l’ago della bilancia in questo mondiale, altrimenti non resta che auspicare che qualcuno tenti di stabilire contatti telepatici con Aldo Costa…

Nota di encomio per i due giannizzeri della Racing Bull made in Faenza: Lawson e Linblad hanno chiuso entrambi a punti, confermando così di essere due talenti molto interessanti e, senza il fiato sul collo di Marko, di poter crescere secondo i loro tempi al volante di una vettura che sta sempre più dimostrando di essere la migliore tra quelle di seconda fascia.

Arrivederci a Silverstone, dove tutto ebbe inizio in quell’ormai lontano 13 Maggio 1950. Il tracciato inglese, ricavato in un ex aeroporto militare, è considerato da sempre uno dei terreni di caccia preferiti di Hamilton, per cui vedremo se a Maranello riusciranno a trovare la quadra per far andar forte la SF26 anche nel Northamptonshire.

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