FORMULA 1 | GP CINA 2026 A vent’anni dall’ultima vittoria di un pilota italiano in un GP di Formula Uno, quando Giancarlo Fisichella trionfò in Malesia, Andrea Antonelli (detto Kimi) torna a far sentire l’inno di Mameli durante una premiazione, salendo sul gradino più alto del podio nel GP di Cina e diventando così, a diciannove anni e sei mesi, il secondo vincitore più giovane di una gara iridata, dietro al suo amico Max Verstappen.
Il bolognese della Mercedes, scattato dalla pole anche a causa del problema tecnico che ha impedito al suo compagno di squadra Russell di effettuare due tentativi nel corso della Q3, ha dominato con una regolarità ed un’autorevolezza che ci hanno ricordato l’Hakkinen dei tempi d’oro, rispondendo a suon di giri veloci ai tentativi di Russell di ricucire il gap nel finale ma incappando in un bloccaggio nella penultima tornata che, per sua stessa ammissione, “l’ha fatto cagare addosso”. Sensazione certamente condivisa anche dal suo box, oltre che da milioni di spettatori, tra i quali chi scrive. Tuttavia è quantomeno doveroso sottolineare quanto sia stata perentoria l’affermazione di questo ragazzo, più volte messo in discussione nonostante le occasioni in cui ha mostrato un talento cristallino, discussioni che hanno coinvolto anche le scelte della Mercedes e di Toto Wolff in primis: se Kimi è stato certamente una sua scommessa, quasi quanto Villeneuve lo fu per Ferrari, il manager austriaco ha sempre protetto adeguatamente il suo pupillo, rispettando la sua curva di apprendimento, spesso mettendoci la faccia ed ora ha tutto il diritto di godersi questa vittoria con un certo senso di rivalsa, magari anche nei confronti di un suo omologo nonché connazionale di un altro team, che invece di talenti ne ha bruciati parecchi, divorando le loro carriere come una sorta di Saturno che divora i suoi figli. Senza che nessuno ne senta la mancanza, a ottantatre anni si è finalmente fatto da parte.
Scuola montessoriana vs collegio militare austriaco in epoca tardo asburgica.
Restando in tema di gente che ha rischiato di vedere problemi intestinali trasformarsi in patologie cardiovascolari viene subito in mente il nome di Fred Vasseur, dato che non conosciamo le singole identità dei milioni di tifosi della Ferrari sparsi per il mondo.
Nei primi giri di gara, quando Hamilton, grazie al perfetto sistema di partenza delle monoposto di Maranello, era riuscito persino a prendere il comando alla prima curva (per poi essere subito scavalcato da Antonelli) i signori in rosso hanno iniziato a darsele di santa ragione, mettendo in scena un duello nel quale hanno dato fondo al loro repertorio di sorpassi e contro sorpassi, staccate al limite, qualche lungo e qualche bloccaggio, con il risultato di permettere ad Antonelli di prendere il largo e di far rischiare infarti a profusione. Alla fine Leclerc, un po’ in crisi di gomme, dovrà accontentarsi del quarto posto finale a circa tre secondi da Sir Lewis, che centra così il suo primo podio da ferrarista, rendendo ancora più storica questa domenica cinese. Resta il fatto che i piloti si sono divertiti senza mai scadere nella minima scorrettezza, noi ci siamo divertiti e per fortuna dal muretto non sono partiti assurdi ordini di scuderia. Questa dovrebbe essere la Formula Uno, senza diavolerie come aerodinamica attiva, parti ibride e batterie da ricaricare. Anche a costo di richiedere l’esenzione dal ticket per le visite cardiovascolari per Vasseur.
Trasferta da dimenticare per i piloti della Mc Laren: le vetture papaya non hanno nemmeno preso il via a causa di un misterioso problema tecnico al motore (pardon, alla power unit), in un’area che, come è emerso da alcune frasi sibilline di Andrea Stella, sarebbe di esclusiva competenza Mercedes
Sabotaggio? O, molto più semplicemente, una maggiore difficoltà da parte del team di Woking di interpretare il nuovo regolamento e, conseguentemente, di integrare la parte propulsiva con il resto della vettura? Anche perché è palese che il vantaggio delle frecce d’argento non derivi solo da ciò che hanno sotto al cofano e che sia un po’ tutto il pacchetto ad essere al top: aerodinamica, consumo gomme, stabilità e trazione, ovvero tutti quei fattori che migliorano la guidabilità della monoposto a due piloti indubbiamente fortissimi come Russell e Antonelli. Tuttavia, se l’inglese è quasi “condannato” a vincere il titolo, il golden boy di Toto Wolff non ha nulla da perdere, per cui, sempre sottolineandone la lealtà ed il senso di responsabilità verso la squadra, siamo certi che ne vedremo delle belle.
Nota di encomio per Ollie Bearman, quinto sotto la bandiera a scacchi e, in un certo qual modo, primo degli altri. L’inglesino “della Ferrari” non perde mai occasione di fare sfoggio del suo potenziale, sicuramente per candidarsi a prendere il posto di Hamilton. Quando sarà il momento.
Arrivederci fra due settimane sul bellissimo circuito di Suzuka, ormai per il secondo anno in questa inusuale collocazione primaverile.

