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FORMULA 1 | GP DI MIAMI 2026 | Antonelli cala il tris

by Massimiliano Franchetto
Formula 1 | GP Miami 2026 | Andrea Kimi Antonelli

FORMULA 1 | GP DI MIAMI 2026 Potevamo aprire questo articolo con le classiche frasi trionfalistiche sul successo di Antonelli nel GP di Miami e poi passare alla nostra consueta analisi semi seria della gara, ma in questo momento non ci sentiamo di farlo.

Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore… Ancora una volta Maggio si conferma il mese maledetto del Motorsport: Bandini, De Angelis, Villeneuve, Ratzemberger, Senna ed in questi giorni Zanardi. Per carità, Alex non ha perso la vita in pista, pur essendoci andato molto vicino, tuttavia, a prescindere dalle fredde statistiche, ci sentiamo tranquillamente in grado di affermare che a modo suo ha fatto la Storia dell’automobilismo quanto altri nomi molto più illustri. Al di là di un paio di titoli di formula Cart, al di là del fatto che il suo numero di Laguna Seca sia ricordato dagli americani come “il Sorpasso” quasi per antonomasia, la sua vicenda umana e la sua straordinaria capacità di “tirare fuori il Bene dal Male”, citando le parole dell’omelia, lo rendono sicuramente un personaggio fuori dal comune, alla faccia di chi, dopo il Lockdown, si è sciacquato tanto la bocca con la parola “resilienza”, quasi sempre a sproposito. Alex è stato un pilota notevole, spesso sotto considerato, un atleta paraolimpico di altissimo livello, ma anche e soprattutto un esempio di come forza d’animo e massicce dosi di ironia, molto emiliana aggiungeremmo, possano aiutare a superare ogni difficoltà.

A morir di Maggio ci vuole tanto tanto coraggio, citando un altro poeta e Alex Zanardi, ancora una volta, l’ha dimostrato.

Tornando al GP di Miami potremmo dire che tanto tuonò che poi non piovve. Se il weekend della massima Formula si è svolto in condizioni meteo perfette, con una sprint race dominata da Norris, al volante di una Mc Laren sempre più in crescita, per la domenica gli organizzatori si sono visti costretti ad anticipare il via della gara a causa di un’allerta che meteo che prevedeva, oltre a forti temporali, il rischio di fulmini a terra, temporali che hanno flagellato la gara della F2 vinta dal nostro Gabriele Miní.

Come dicevamo Antonelli ha calato il tris, dimostrando ancora una volta freddezza e lucidità. Dopo l’ennesima partenza sbagliata, che l’ha visto farsi scavalcare da Norris, ha mantenuto il suo ritmo scavalcando il Campione del Mondo anticipando la sosta ai box, senza però riuscire a prendere il largo, a riprova della ritrovata competitività delle monoposto papaya. Ad impressionare è stata soprattutto la capacità del golden boy bolognese di reggere la pressione di Lando, sempre particolarmente a suo agio sul tracciato di Miami, per tutta la seconda parte della gara senza mai commettere la minima sbavatura: una condotta da campione navigato che costringerà Toto Wolff a comprarsi un cartello di “carico ingombrante” per portarsi in giro l’ego, ormai sempre più debordante.

Chiude il podio Piastri, complice il crollo di Leclerc nel finale ed il suo strano testa-coda con toccata alle barriere e conseguente danneggiamento della sospensione posteriore, nel corso dell’ultimo giro. Il monegasco aveva già dato segni di nervosismo per essere stato richiamato troppo anticipatamente al pit stop senza essere preventivamente consultato: una decisione presa evidentemente “a sua insaputa”, che ci conferma quanto Charles sia meno fortunato dell’ex ministro Scajola… A tutto ciò si è aggiunta l’assurda penalità di venti secondi comminatagli nel post gara che l’ha fatto retrocedere dal sesto all’ottavo posto finale. Se Monaco piange, nemmeno l’Inghilterra sorride: Hamilton è apparso poco incisivo sin dal venerdì, dando l’impressione di aver perso quel buon feeling che sembrava aver trovato con la macchina, feeling culminato nel podio di Shangai. Molto probabilmente sir Lewis avrebbe comunque incontrato delle difficoltà anche a prescindere dal piccolo danno alla carrozzeria causatogli da una toccata di Colapinto al via. L’inglese arriverà settimo sotto la bandiera a scacchi dietro al suo compagno di squadra (poi retrocesso), a Verstappen ed a Russell, dei quali parleremo in seguito.

Il dato di fatto è che la Ferrari sembra soffrire di un cronico deficit di potenza e pertanto, pur apparendo complessivamente ben bilanciata, costringa i piloti a guidare un po’ troppo al limite in certi punti, chiedendo troppo alle gomme. Ciò spiegherebbe il calo nel finale di Leclerc ed il suo disperato tentativo di difendersi da Piastri. Considerando che si sta per fare tappa in Canada, crediamo che molti, dalle parti di Maranello, si metteranno le mani nei capelli. L’unico che non lo farà sarà forse Vasseur…

Gara tutta in salita per Verstappen, andato in testa-coda al via e costretto ad una furiosa rimonta, durante la quale non ha esitato a mostrare il lato peggiore del suo repertorio. Max, sperando in quella pioggia da tutti temuta ma che non si è mai vista (forse perché i team si sono basati sulle previsioni di Samuel Beckett), ha giocato la carta delle gomme dure sin dal settimo giro, approfittando della safety-car provocata dalla botta di Hadjar contro le barriere (con conseguente crisi di nervi del francese) e dalla capottata, fortunatamente senza conseguenze, di Gasly. L’ex campione del Mondo chiuderà quinto, alle spalle di un altro pilota apparso sempre più sull’orlo di una crisi di nervi: Russell.

Noi non siamo in grado di affermare che Giorgione, che tutti, ad inizio stagione pronosticavano iridato, stia soffrendo la dirompente esplosione di Antonelli, tuttavia, le sue prestazioni sempre più opache, il suo lamentarsi in continuazione della macchina e delle gomme, l’arrivare a giustificarsi dicendo di non amare il circuito di Miami, francamente lasciano trasparire un disagio più umano che tecnico. Restiamo dell’idea che alla fine il suo valore riemergerà, benché in questa fase del campionato, Antonelli dia l’impressione di aver capito la nuova generazione di vetture meglio di lui e, forse, della concorrenza.

Nota di encomio per Colapinto, idolo incontrastato di un’Argentina prossima al disastro sociale. Galvanizzato dall’incontro con Messi, chiude ottavo al traguardo senza provocare danni alla sua monoposto, ma soltanto quella di Hamilton, regalando così qualche punto a Briatore, oltre ad un sospiro di sollievo.

Arrivederci a Montreal fra due settimane, dove la gestione dell’energia sui rettilinei dell’isola di Notre-Dame sarà fondamentale.

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