FORMULA 1 | GP GIAPPONE 2026 Kimi Antonelli, anche grazie ad un discreto “colpo di glutei”, domina letteralmente il GP del Giappone, disputatosi sull’impegnativo tracciato di Suzuka.
Il golden boy bolognese, scattato dalla pole position, è stato autore di un pessimo start a causa dell’eccessivo pattinamento delle ruote posteriori allo spegnimento dei semafori. Tuttavia la sensazione è che ci sia qualcosa da rivedere nel sistema di partenza della Mercedes, dato che anche Russell è apparso estremamente esitante al via, al punto da permettere a Piastri, al volante di una Mclaren che sembra aver ritrovato lo smalto dell’anno scorso, di prendere il comando alla prima curva. A questo punto, Antonelli è stato costretto ad iniziare la sua rimonta, che da sesto l’ha visto risalire sino al terzo posto dietro a Piastri e Russell, rimonta giocata sul suo irresistibile passo di gara, culminata poi nel “fattaccio” tra Bearman e Colapinto, sul quale ci soffermeremo in seguito, che ha provocato l’ingresso della Safety Car proprio nel giro successivo alla sosta di Piastri e Russell. Questo è stato il momento cruciale della gara, quando AKA, approfittando della neutralizzazione, è riuscito a mettersi al comando ed a prendere il largo a suon di giri veloci in puro stile Hakkinen, al punto di frapporre tra sé e l’australiano della Mclaren più di dieci secondi.
La domanda che tutti si pongono è: Antonelli sarebbe riuscito a vincere anche senza il provvidenziale intervento della Safety Car, che ha scatenato una sacrosanta sequela di recriminazioni contro la Dea Bendata da parte del suo compagno di squadra? Siamo tentati di rispondere sì, visto il ritmo mostrato da Andrea (ormai sempre più Kimi, benché a noi ricordi un certo Mika), che stava già chiudendo il gap con chi lo precedeva, per poi mostrarsi assolutamente irresistibile una volta passato alle gomme dure.
Se prima dell’inizio del campionato saremmo stati orientati a pronosticare Russell Campione del Mondo, grazie ad una Mercedes sempre pronta a sfruttare meglio della concorrenza i cambiamenti regolamentari ed Antonelli pronto per aggiudicarsi almeno un paio di gare, sbloccandosi così definitivamente, ora iniziamo ad avere la sensazione che il pupillo di Toto Wolff sia, in questo fase della stagione, il pilota che sa meglio interpretare questa nuova generazione di monoposto, meglio anche del suo più esperto, nonché tostissimo, compagno di team. Non a caso proprio Russell è apparso in crisi sin dalle qualifiche, lamentando continuamente problemi di assetto ed in gara ha chiuso quarto dietro ad uno strepitoso, ça va sans dire, Leclerc, bravissimo a soffiare il podio a Hamilton dopo un sorpasso tutto cuore all’esterno della prima curva ed a rintuzzare gli attacchi dello spilungone inglese della Mercedes nel finale. Altro infarto sfiorato per Vasseur e per i telespettatori, ma se non altro, il monegasco ha ritrovato il sorriso, il che non è poco, considerando che negli ultimi tempi ostentava un’espressione degna del cugino sfigato di Leopardi… Alla Ferrari ed ai suoi tifosi non resta che rifugiarsi nell’attesa messianica dei nuovi pacchetti di aggiornamenti, ovvero il tanto decantato ADUO (e i compagni?), sperando che ciò possa mettere Carletto e Sir Lewis in condizione di lottare almeno con la Mc Laren.
Il tema del weekend è comunque un altro, come avevamo accennato all’inizio: l’incidente tra Bearman e Colapinto, dal quale Ollie è uscito dolorante ad una caviglia dopo essersi schiantato alla curva Spoon, provocato dalla repentina perdita di energia sull’Alpine dell’argentino, ha scatenato una serie di polemiche sia per quanto riguarda la sicurezza, sia per lo snaturamento della competizione in sé. L’allarme era già stato lanciato da più parti: quando una monoposto scarica le batterie perde di colpo 350 KW di potenza, che equivalgono anche a 40 km/h in rettilineo, situazione che diventa pericolosissima per chi è dietro. La Federazione si riunirà il nove aprile, anche per trovare il modo di permettere ai piloti di guidare al limite in qualifica, cosa che, al momento, non avviene. Resta il fatto che, in queste condizioni, correre su un circuito cittadino come quello di Jeddah sarebbe stato pericolosissimo, a prescindere dall’attuale contesto geopolitico.
A gettare benzina sul fuoco delle polemiche, tra l’altro a ragione, ci ha pensato lo stesso Verstappen, da sempre poco convinto da questa nuova “formula ibrida”. L’olandese, ottavo sotto la bandiera a scacchi dietro a Hamilton e ad un ottimo Gasly, ha addirittura minacciato il ritiro, grazie anche ad alcune clausole del suo contratto con la Red Bull. Qualcuno l’ha accusato di reagire in modo infantile alla scarsa competitività delle monoposto anglo-austriache che non gli permettono più di lottare per la vittoria, tuttavia questa ci sembra una lettura un po’ semplicistica. Sicuramente Max non è un mostro di simpatia, del resto la genetica non è un’opinione, ma se un quattro volte campione del mondo, dopo aver sempre criticato, in modo costruttivo e non fine a sé stesso, questa direzione tecnica, arriva a sfruttare il suo prestigio per chiedere di apportare modifiche, facendosi portavoce, a modo suo, di ciò che pensano piloti e appassionati, forse la FIA dovrebbe iniziare a porsi qualche domanda. Il gesto ironico di salutare Gasly subendone il sorpasso è la cartina al tornasole della perdita di credibilità di una F1 che, accecata dai temi “green”, non sta aiutando né l’Ambiente, né tantomeno sé stessa.
Arrivederci a Miami ad inizio Maggio, con la speranza che a Parigi vengano prese le decisioni più sagge, sia per quanto riguarda la sicurezza (situazioni come quella di Bearman e Colapinto sono inammissibili soprattutto sui veloci circuiti cittadini di cui è zeppo il calendario) sia per salvare l’essenza stessa della massima espressione del Motorsport.

