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FORMULA 1 | GP CANADA 2026 | Antonelli e Hamilton, quando l’anima non basta…

by Massimiliano Franchetto
Formula 1 | GP Canada 2026 | Andrea Kimi Antonelli

FORMULA 1 | GP CANADA 2026 Il Gran Premio, disputatosi come di consueto sul veloce tracciato cittadino dell’isola di Notre Dame e dedicato a Gilles Villeneuve, va in archivio con la quarta vittoria di fila di Antonelli, il secondo posto di Hamilton ed il terzo di Verstappen. Il golden boy della Mercedes ha colto l’occasione per dare un’ulteriore conferma, oltre che del suo talento, della sua grande forza mentale, riuscendo a mettere in difficoltà il suo ben più esperto compagno di squadra Russell, già trionfatore nella Gara Sprint. Il duello sopra le righe che ha caratterizzato il via della gara breve del sabato, con il bolognese spinto nella via di fuga da Russell, oltre a mettere a dura prova le coronarie di Toto Wolff, è sicuramente servito ad Antonelli per presentarsi al via del Gran Premio vero e proprio con un atteggiamento più calmo ma estremamente determinato, prova ne sia la sua ottima partenza, che sin qui è sempre stata il suo punto debole. I due alfieri della Mercedes hanno quindi iniziato a fare a sportellate, seppur con la massima correttezza, scambiandosi ripetutamente il comando sino al trentesimo giro, quando la monoposto dell’inglese è ammutolita di colpo, costringendolo al ritiro e lasciando così via libera a Kimi di gestire il margine accumulato sulla concorrenza. Si dice che la fortuna, spesso identificata con il fondoschiena, aiuti gli audaci, tuttavia l’impressione è che Antonelli fosse nettamente più veloce di Russell, pertanto il ritiro di quest’ultimo non ha fatto altro che privarci di una seconda metà di gara incandescente.

Un altro fattore che ha caratterizzato questa edizione del GP del Canada è stata la strategia suicida della Mclaren al via, quando, sentendo qualche goccia di pioggia in griglia, il muretto papaya ha deciso di far partire i suoi piloti con gomme intermedie, mettendoli subito in difficoltà e relegandoli quindi a centro gruppo. Norris sarà poi costretto anche lui al ritiro per un problema tecnico, mentre Piastri chiuderà undicesimo e penalizzato per aver provocato un incidente con la Williams di Albon.

La domanda che ci poniamo è: di quali informazioni meteo disponeva il team per combinare una tale sciocchezza? Il dubbio è che, in certe situazioni, Andrea Stella si affidi ai reumatismi di John Watson…

Le disavventure delle Mclaren hanno così spianato la strada a Verstappen e Hamilton, da sempre particolarmente in palla sull’isola di Notre Dame, con sir Lewis, che dopo aver subito il sorpasso dell’olandese nelle fasi iniziali, pur concedendosi anche qualche sbavatura, si è rimesso in modalità “hammer time”, riprendendosi il secondo posto nel finale, rendendo forse ancora più “pesante” la vittoria di Antonelli: un ragazzino di Bologna sul gradino più alto del podio davanti ad undici titoli mondiali.

Hamilton e la Ferrari hanno comunque convinto, sia per lo stato di forma mostrato dal campione inglese, sia perché le monoposto di Maranello sono state le uniche a presentarsi a Montreal senza aggiornamenti, il che significa che, a prescindere dal particolare feeling di sir Lewis con il circuito dedicato a Gilles Villeneuve, la SF 26 è una monoposto nata bene, con un ottimo bilanciamento e che, in certe condizioni, la sua congenita “gentilezza” con gli pneumatici, consente di sopperire alle attuali lacune in termini di cavalleria. Peccato che Leclerc sia sempre stato un po’ “allergico” al tracciato canadese, apparendo quasi spaesato per tutto il weekend e costantemente sopravanzato dal proprio compagno di squadra. Il quarto posto finale, frutto anche delle sfortune altrui, sembra una magra consolazione.

Nota di encomio per Colapinto, sesto sotto la bandiera a scacchi dietro ad Hadjar. L’argentino, già da qualche gara, sembra determinato a far dimenticare gli erroracci commessi all’esordio in Williams, apparendo sempre più solido e concreto anche nei confronti del suo compagno di squadra Gasly, quindi non certo l’ultimo arrivato.

Nota di encomio anche per quel commissario che, dopo aver recuperato un frammento in pista, si è letteralmente tuffato in un buco nelle reti, suscitando probabilmente l’ilarità di milioni di telespettatori.

Una critica va invece mossa alla direzione gara per il modo in cui si è recuperata la monoposto di Linblad, rimasto piantato in griglia ed incomprensibilmente trascinato fino all’ingresso della pit-lane nonostante un’apertura disponibile a pochi metri, con la conseguenza di costringere i piloti a tre giri di ricognizione, dopo che c’era già stato un problema ai semafori al primo start. Una partenza abortita in Canada, benché il rettilineo non sia più lo stesso, fa sempre riaffiorare qualche ricordo amaro.

Arrivederci a Monaco fra due settimane, dove la potenza dei motori non conta assolutamente nulla e dove, ne siamo certi, Leclerc tirerà fuori qualche magia.

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