FORMULA 1 | GP MESSICO 2025 Il miglior Lando Norris della sua carriera domina, in puro stile Verstappen, il weekend del GP del Messico, riportandosi così in testa al Mondiale, benché soltanto per un punto. Tuttavia, ciò che ha colpito nella trasferta centroamericana è stata l’incredibile autorevolezza dell’inglese, sin qui considerato un pilota veloce ma “fragile”. Lando sembra aver voluto smentire tutti i suoi detrattori, correndo da campione consumato e passando sopra al caos che si stava consumando dietro di lui sin dalla prima curva, proprio in un momento in cui il suo principale rivale per la corsa al titolo, Piastri, appare in una di quelle crisi di rendimento che rischiano seriamente di comprometterne la crescita nella sua carriera. È brutto da dire, ma da qualche gara a questa parte sembra che qualche misterioso equilibrio si sia spezzato nella mente dell’australiano, un po’ come capitò a Vettel dopo quella sfortunata uscita di pista a Hockenheim nel 2018. La differenza è che non stiamo parlando di un campione affermato, ma di un ragazzo ancora in fase di apprendimento e che, pertanto, ha tutti gli strumenti per superare un momento difficile, a prescindere da come si concluderà questo avvincente campionato.
L’australiano, precipitato in nona posizione dopo la bagarre iniziale, è riuscito a rimontare chiudendo quinto, senza però dare l’impressione, sin dalle qualifiche, di poter impensierire il compagno di squadra, tra sbavature varie nelle “S” che caratterizzano il circuito dedicato ai fratelli Rodriguez ed una cronica incapacità di mettere insieme un giro impeccabile. Il problema ora sarà verificare la tenuta nervosa di entrambi i papaya-boys nelle ultime quattro gare, sapendo che un predatore affamato come Verstappen è indietro di 36 punti e che si sta per correre su una delle piste che gli risultano più congeniali, motivo per cui sembra che Andrea Stella stia già facendo incetta di ansiolitici.
La Ferrari conferma il trend di ripresa già mostrato ad Austin, chiudendo al secondo posto con Leclerc, autore di una delle sue solite gare tutto cuore. Va però sottolineato che questo secondo posto è anche frutto del regime di Virtual Safety-Car attivato, senza che forse ce ne fosse bisogno, negli ultimi giri a causa dell’improvvisa rottura di Sainz nel tratto dello stadio, regime che ha permesso al monegasco di difendersi dall’attacco di Verstappen, partito con una strategia inversa rispetto agli avversari e, pertanto, pronto a sfruttare le gomme morbide nel finale. Buona gara anche per Hamilton, ottavo sotto la bandiera a scacchi a causa di una penalità di dieci secondi comminata per essere rientrato in pista dopo aver tagliato una chicane senza seguire il percorso prestabilito. Se da un lato un errore simile è assolutamente imperdonabile per un campione della sua esperienza, dall’altro sono più che comprensibili le recriminazioni di Sir Lewis e di un inviperito Alonso nei confronti della direzione di gara, rea di aver chiuso un occhio sul pandemonio che si è verificato alla prima curva. Comunque, al di là del rammarico per un possibile podio sfumato, Hamilton dà l’impressione di capire sempre meglio la SF25, per cui, come andiamo ripetendo dal rientro dalla sosta estiva, non ci sentiamo di escludere un guizzo che renda questa stagione un po’ meno amara.
Gara strepitosa per Bearman, quarto al traguardo dopo aver approfittato del caos tra Hamilton e Verstappen, sfociato poi nella penalità di Sir Lewis. L’inglesino, prodotto del vivaio di Maranello, ha sfiorato un podio che sarebbe stato storico per il team americano. L’uomo-orso si è comunque tolto lo sfizio di arrivare davanti ad un aspirante (o forse nemmeno tale?) al Titolo come Piastri e, soprattutto, ad un compagno di team scomodo come Ocon, nono dietro alle Mercedes e a Hamilton. Questo ragazzo si sta confermando, gara dopo gara, come uno dei talenti più interessanti nel panorama della Formula Uno attuale, ricordando un po’ Leclerc di qualche anno fa, pertanto, siamo certi che in futuro non si guadagnerà da vivere consegnando pasti a domicilio come molti suoi coetanei.
Se Bearman è stato il rookie del giorno di Città del Messico, il suo ex compagno di squadra alla Prema in F2, ovvero Antonelli, è stato vittima di una serie di pasticci combinati dal muretto Mercedes, complice l’assenza di Toto Wolff: troppi tentennamenti nella gestione dei piloti, apparsi più impegnati a chiedere scambi di posizione che ad attaccare seriamente gli avversari. Nonostante ciò bisogna dare atto ad Antonelli di essere stato costantemente più veloce di Russell, per cui, il bilancio messicano del nostro Kimi è da ritenersi positivo, considerando che le frecce d’argento non sono mai sembrate particolarmente incisive sul circuito dedicato ai fratelli Rodriguez e che il bolognese ha dimostrato di interagire in modo deciso con i suoi ingegneri, dimostrando una notevole personalità. Ansiolitici anche per Wolff?
Arrivederci ad Interlagos, pista storica, teatro di momenti epici e, soprattutto, amatissima da Verstappen e dalla Red Bull.

