FORMULA 1 | GP BELGIO 2025 Il bellissimo tracciato di Spa-Francochamps ha visto Verstappen e Piastri compiere due autentici capolavori, il primo nella gara sprint del sabato, mentre il secondo nel GP della domenica. Tuttavia questa edizione verrà ricordata anche per qualche polemica riguardo al ritardo con cui si è dato il via a causa della pioggia, che sulle Ardenne la fa spesso da padrona, argomento su cui ci soffermeremo in seguito.
Il difficile tracciato belga prevede normalmente un assetto aerodinamico che trovi il giusto compromesso tra elevate velocità di punta e quel minimo di carico che permetta di affrontare la parte più guidata, che si articola pur sempre in curvoni da duecentocinquanta all’ora, con l’adeguata aderenza, tuttavia il campione olandese decideva per la Sprint di optare per una scelta estremamente coraggiosa che suonava più o meno così: ali giù e nel misto si improvvisa, scelta che ha pagato, dato che dopo aver beffato Piastri, partito dalla pole, al termine del rettilineo principale durante il primo giro, è riuscito a tenerselo dietro, nonostante il DRS, senza troppe difficoltà. La sensazione è che in Red Bull si sia puntato su questa soluzione proprio in virtù delle doti di Max, che forse, ora come ora, è l’unico in grado di tirare fuori qualcosa che vada oltre i limiti congeniti della sua monoposto. Se poi aggiungiamo che questa settimana il suo cerchio magico è riuscito, dopo un anno di lotte, a far licenziare Christian Horner, il messaggio per tutti appare abbastanza chiaro: Verstappen resterà nel team anglo-austriaco con l’obbiettivo ben preciso di costruirvi un altro ciclo trionfale. La sprint si è chiusa così, con l’olandese che ha preceduto Piastri, Norris ed un buon Leclerc che, all’inizio ha provato a superare l’inglese, per poi dovergli cedere il terzo gradino del podio, anche a causa della decisione della Ferrari di farlo partire con gomme medie usate, in modo da salvarne un treno di nuove per la domenica.
Come spesso avviene da queste parti, al momento della partenza del GP di domenica vero e proprio, un acquazzone si è riversato sul circuito costringendo la direzione gara a rinviare lo spegnimento dei semafori di quasi un’ora e mezzo, penalizzando così chi, come Hamilton e Verstappen, avevano puntato su un assetto da bagnato, e qui un paio di considerazioni ci appaiono doverose. Se da un lato le condizioni meteo all’orario previsto per la partenza erano davvero proibitive, anche alla luce della nube d’acqua che sollevano le attuali monoposto a causa degli estrattori sul fondo, creando grossi problemi di visibilità, dall’altro è apparso a tutti che la scelta degli organizzatori sia apparsa forse sin troppo conservativa. È chiaro che la sicurezza deve venire prima di tutto e, soprattutto a Spa, partire sotto al diluvio che stava venendo giù alle 15 avrebbe significato giocare con il Fato, tuttavia attendere oltre un’ora per partire comunque in regime di safety-car, lasciando la in pista dopo i primi cinque giri è apparso a tutti un po’ eccessivo, senza contare che ciò ha anche, in qualche modo, falsato la gara di chi aveva puntato tutto su un assetto più carico in funzione del bagnato. Lo ribadiamo: la sicurezza deve venire prima di tutto, dato che siamo abbastanza vecchi da ricordare cosa successe al povero Pironi, tuttavia se poi si corre su assurdi tracciati cittadini come Jeddah, dove si sfiorano i duecentocinquanta di media tra i muretti o, nella remotissima possibilità che una vettura prenda fuoco, ci si mette oltre un minuto a spegnere l’incendio come capitò a Grosjean in Bahrein (chissà cos’avranno pensato quei signori dell’Alfa 75 che salvarono la vita a Berger), certe scelte appaiono ammantate da un velo d’ipocrisia.
Alla fine la gara è partita su una pista ormai soltanto un po’ umida e la bandiera verde è stata data dopo cinque giri. Cosa avrebbero potuto combinare Hamilton e Verstappen potendo sfruttare qualche giro in più sul bagnato? Potevano quasi certamente essere in ballo per un podio o addirittura una vittoria.
Alla bandiera verde comunque Piastri ripeteva ai danni di Norris, scattato dalla pole, lo stesso capolavoro compiuto da Max al sabato, mentre dietro Hamilton, partito addirittura dai box per aver sostituito la power-unit, iniziava una furiosa rimonta. Dietro alle Mc Laren Leclerc riusciva a regolare Verstappen, penalizzato da un assetto, come dicevamo, più carico e conseguentemente impossibilitato ad attaccare il monegasco sul dritto. Non ci sentiamo di escludere che Max abbia anche pensato di rivolgersi al mago di Noto, onde scongiurare possibili macumbe di Chris Horner & signora.
Davanti andava in scena il solito psicodramma dal titolo: “I dolori del giovane Lando”. Prima un pit stop non impeccabile al momento di passare alle slick dure (unico ad optare per questa scelta), poi una serie di errori di troppo, forse causati proprio dalle gomme, gli hanno precluso la possibilità di chiudere il gap di cinque secondi dal suo compagno di squadra, permettendogli così di allungare ulteriormente in classifica.
Rimanendo comunque in tema Ferrari, sembra che la nuova sospensione posteriore stia rendendo la macchina più facile da guidare per i piloti. Il podio di Leclerc, che ci ha persino regalato un team radio degno del miglior Raikkonen ed il settimo posto (da ultimo al via) con un Hamilton in gran spolvero, al punto da essere stato il primo a passare alle gomme da asciutto, dando l’ennesima dimostrazione che classe ed esperienza in certe condizioni fanno la differenza, non sono frutto del caso. Stranamente poi c’è stato nessun battibecco tra Sir Lewis e Riccardo Adami, quindi ci sorge il dubbio che ciò abbia provocato l’acquazzone prima del via.
Nota di encomio per… Kimi Antonelli, che pur arrivando sedicesimo al termine di un weekend caratterizzato da una serie di erroracci, ha prima centrato il giro più veloce della gara con una Mercedes in difficoltà a causa delle basse temperature, per poi ritrovarsi niente popo’ di meno che Hamilton come mental coach.
Arrivederci fra una settimana sul rinnovatissimo Hungaroring, un circuito che è esattamente l’opposto di Spa, dove la Ferrari dovrà, complice il caldo, guardarsi forse più dalla Mercedes che dalla Red Bull.

